Uguale a più
Crediti dell'opera
Bruno Ceccobelli
acrilico su carta 84x60cm
Storytelling dell’opera
Audiodescrizione dell’opera
Video in lingua dei segni italiana (LIS)
Descrizione dell’opera
Bruno Ceccobelli nasce nel 1952. Vive e lavora a Todi. È fortemente legato all’arte del suo maestro Toti Scialoja, pittore astratto e informale, direttore dell’Accademia delle Belle arti di Roma.
Studia l’astrattismo, il surrealismo e le filosofie orientali. All’inizio della sua carriera si avvicina al concettualismo, movimento artistico in cui il pensiero e le idee sono più importanti del risultato estetico. La sua ricerca arriva al simbolismo spirituale e attraverso l’uso dei simboli intende trasmettere sensazioni all’osservatore. Negli anni Settanta, insieme ad altri cinque artisti della Nuova scuola romana, lavora nell’ex pastificio Cerere in Via degli Ausoni, nel quartiere San Lorenzo, a Roma. I sei artisti sono stati definiti dai critici un “non gruppo”, a causa della differente carriera di ciascuno.
L’opera Uguale a più si compone di quattro simboli: due mani, aperte come per cercare o ricevere qualcosa, e due segni matematici, “+” e “=”. Lo sfondo è neutro e deriva dall’unione del bianco e del nero. La mano di colore blu simboleggia lo spirito divino e l’altra, color avana, all’uomo. La macchia nera allude all’infelicità, alla tristezza, alla notte. Le due mani si riflettono come in uno specchio e cercano di unirsi, perché la parte umana ha bisogno dell’aiuto di quella divina. I segni “=” e “+” rappresentano l’uguaglianza e la positività, e il colore rosso di cui sono tinti fa riferimento alla passione, alla vita e al fuoco.
La simmetria della composizione si ispira alle immagini sacre orientali. L’equilibrio e l’armonia intendono contrapporsi al disordine, portando pace dentro di noi. La filosofia di Ceccobelli è creare ponti tra cose diverse: fatto, questo, che dà una dignità all’essere umano.
L’opera è stata realizzata alla presenza degli studenti dell’artista, nell’arco di una lezione. In questo quadro Ceccobelli, che concepisce la creazione artistica come un atto di preghiera, invita a guardare il lato positivo delle cose, perché non siamo soli, ma possiamo contare sull’aiuto della divinità e degli altri uomini.